martedì 20 febbraio 2018

VITAMINA D


Sta iniziando la stagione del sole. Un astro che, negli ultimi tempi, è visto più con paura (i tumori, l’invecchiamento cutaneo, non è più il sole di una volta…) che con fiducia. Eppure il sole è la fonte della vita su questo nostro pianeta! E, tra l’altro, il modo più semplice per fare rifornimento di vitamina D.
Questo studio (Gastroenterology, 2012; 142(3):482-9) dovrebbe stimolarci ad un rapporto più “stretto” con questa potentissima fonte di energia. Certo, senza esagerazioni e adottando la gradualità resa necessaria dal fatto che normalmente passiamo la quasi totalità delle nostre giornate al chiuso. Non è ragionevole, in un amen, esporci per molte ore ai raggi solari senza aspettarci conseguenze spesso disastrose. Prudenza, dunque, ma anche fiducia!
Ricercatori del Massachusetts General Hospital di Boston (Usa) in una ricerca durata più di 20 anni hanno seguito quasi 73mila donne. Ebbene, è risultato chiaro che le donne che avevano livelli più elevati di vitamina D nel sangue avevano un rischio di sviluppare morbo di Crohn e colite ulcerosa (gravi infiammazioni dell’apparato digerente) decisamente più contenuto di coloro che scarseggiavano di questa vitamina.
Una conferma di quanto si sa da tempo. Che la vitamina D non è importante solo per il metabolismo del calcio e per la robustezza delle ossa, ma anche per diverse altre funzioni e organi. Per regolare il funzionamento del sistema immunitario, per ridurre il rischio di alcuni tumori (del seno, dell’intestino, del rene, del pancreas ad esempio), per contrastare lo sviluppo di batteri e di virus.

Vitamina D anche negli alimenti?

Quasi il 100% della vitamina D presente nel nostro organismo è prodotta dalla luce del sole che colpisce la pelle. Al contrario di altri importanti nutrienti, gli alimenti non sono la fonte più affidabile. Quali alimenti contengono vitamina D? L'olio di fegato di merluzzo e i pesci più grassi come i salmoni e le aringhe. I pesci (soprattutto quelli di grossa taglia), tuttavia, sono alimenti facilmente contaminati da metalli pesanti e, anche per questo, non sono alimenti raccomandabili. Le uova potrebbero essere una discreta fonte di vitamina D, ma se fossero prodotte da galline che razzolano all’aperto! Allo stesso modo, il latte prodotto da mucche che pascolano all’alpeggio contiene vitamina D. Tuttavia, uova e latticini sono alimenti che oggi vanno consumati con moderazione e, in molti casi, addirittura esclusi dalla dieta. I funghi sono una buona fonte di ergosterolo, una sostanza che poi la luce solare trasforma in vitamina D attiva.
È bene infine ricordare che il complesso meccanismo di assorbimento, trasformazione e attivazione di questa vitamina necessita sempre di un buon equilibrio metabolico e soprattutto di un regolare funzionamento dell’apparato digerente e della flora batterica intestinale. Una dieta basata sui vegetali e che comprenda frutta e verdure, cereali integrali, legumi e semi oleosi è il modo più semplice ed efficace per raggiungere questo obiettivo.

mercoledì 14 febbraio 2018

MASTICARE


Mangiare in fretta significa mangiare troppo. E quindi aumentare facilmente di peso. È questa la conclusione di una ricerca effettuata presso l’Health Management Center, Toranomon Hospital di Tokio (Public Health Nutrition 2011 Epub Feb 3:1-4). Sono stati indagati i comportamenti alimentari di un campione di più di 11mila soggetti. È risultato che chi mangia troppo in fretta ha mediamente un peso corporeo maggiore. Mentre steatosi epatica (anomalo deposito di grasso nel fegato), iperuricemia, aumento dei trigliceridi e un basso livello di colesterolo HDL (il colesterolo “buono”) erano più frequenti in chi mangiava voracemente fino alla sazietà.
Mangiare lentamente (un comportamento che è possibile quasi esclusivamente se si mastica con cura) migliora notevolmente il processo digestivo, aiuta a ridurre il rischio di obesità e affina la sensibilità ai sapori e agli aromi (aspetto non secondario se volete scegliere alimenti di qualità). Non è poco, per un atto così semplice come la masticazione del cibo.
In effetti, masticare a lungo permette ai recettori del gusto presenti nella mucosa della bocca di inviare al cervello stimoli appropriati che inducono un precoce senso di sazietà. Una masticazione approssimativa lascia invece spazio prevalentemente alla sazietà indotta dal massiccio riempimento dello stomaco. Un meccanismo, quest’ultimo, anch’esso fisiologico, ma che si attiva tardivamente, quando la quantità di cibo consumata è ben superiore alle effettive esigenze dell’organismo. Anche per questi motivi, chi mastica con cura tende a ridurre spontaneamente la quantità di cibo consumata.
A proposito del pane e di percezione della qualità legata ad una buona masticazione, provate le ampie e gratificanti sensazioni che si sviluppano in bocca (e che arrivano al cervello) quando masticate a lungo un boccone di buon pane fatto con farina integrale macinata a pietra e lievitato con pasta madre. Non dimenticate mai di masticare a lungo il pane e i cereali: è il modo migliore non solo per digerirli meglio, ma anche per apprezzarne fino in fondo le numerose qualità.


giovedì 1 febbraio 2018

IL CIBO CHE CURA 2018, NUOVA EDIZIONE DEL CORSO DI ALIMENTAZIONE E CUCINA PRATICA RISERVATO AI MEDICI


Potete qui prendere visione del programma della nuova edizione 2018 del corso che organizzo assieme a alcuni colleghi. Si tratta di incontri riservati ai medici e il cui titolo ( IL CIBO CHE CURA) spiega chiaramente il contenuto. Interessante (e molto apprezzata dai colleghi partecipanti) l'esperienza pratica in cucina. Trovate informazioni complete e alcune immagini dell'esperienza 2017 qui. Passate parola.


martedì 30 gennaio 2018

IL MIELE. ANCHE PER I DIABETICI?


Che relazione esiste tra il diabete e il miele? Occorre dire subito che il diabetico dovrà escludere dalla sua tavola il miele o comunque consumarlo con molta moderazione, preferibilmente assieme ad alimenti che ne ritardino l’assimilazione (pane integrale, fiocchi di avena, ecc.). È noto che un utile criterio per valutare l’adeguatezza di un alimento per la dieta del diabetico è costituito dal suo indice glicemico. Si tratta, in poche parole, della variazione del livello della glicemia determinata dall’ingestione di un certo alimento. Variazione che va paragonata a quella provocata da un alimento di riferimento (generalmente il pane bianco che, per convenzione, ha un indice glicemico pari a 100). Quanto più la glicemia dopo il pasto sarà elevata (cioè più sarà alto l’indice glicemico), tanto meno quell’alimento sarà utile al diabetico.
L’esperienza dice che, in linea di massima, un alimento determina una variazione elevata della glicemia quanto più è semplice nella sua composizione e rapido da digerire. Proprio come il miele, che ha un indice glicemico di 126 (il pane bianco 100, quello integrale 83, la pasta integrale 42, la ciliegia 32, la prugna 34, le lenticchie 29, i ceci 36).
Come altri prodotti dell'alveare (polline, pappa reale), il miele è soprattutto un alimento che favorisce un migliore e più rapido adattamento dell’organismo alle difficili condizioni ambientali (stress fisici e psichici, condizioni meteorologiche avverse, inquinamento atmosferico, ecc). Il consumo regolare di miele è utilissimo per consolidare la resistenza dell'organismo e per favorire il recupero energetico in tutte le malattie, nell'attività sportiva, durante sforzi fisici e psichici notevoli, nella convalescenza, nel periodo della gravidanza e dell'allattamento. Il miele, inoltre, può essere utilizzato come complemento della terapia in numerose condizioni patologiche come, ad esempio, stitichezza, ulcera gastrica e duodenale, insufficienza epatica, laringiti, faringiti, raffreddori, bronchiti, cistiti, prostatiti, ecc.
Perfino applicato per via esterna, come pomata, il miele può favorire la guarigione di piaghe, ustioni, dermatosi e ferite.

Occorre naturalmente ricordare che gran parte delle preziose componenti del miele (soprattutto le vitamine e gli enzimi) sono progressivamente inattivate già a partire da un riscaldamento che superi di poco i 40°C. A 75°C l'inattivazione è completa e il miele è ridotto, a quel punto, a poco più di una miscela di acqua e zuccheri di diverso tipo. È ovvio quindi che le virtù terapeutiche del miele saranno interamente disponibili assaporandolo da solo oppure spalmato su una fetta di pane integrale o, ancora, impiegato per dolcificare una bevanda tiepida. Al contrario, quando il miele è sciolto nelle tisane bollenti o utilizzato come ingrediente nei dolci da forno preparati in casa le sue componenti nutrizionali più delicate sono, almeno in parte, alterate.