giovedì 22 giugno 2017

TOFU PER CICLISTI (MA NON SOLO)

E' uscito il numero estivo di RUOTALIBERA, la bella rivista dell'associazione FIAB-Amici della Bicicletta di Verona, di cui sono socio. Oltre a tanto altro, a pagina 18 trovate la mia ricetta per il "Tofu del Capitano", una proposta dedicata non solo ai ciclisti, ma a chi ha a che fare con bimbi (e adulti…) che sono dipendenti dai bastoncini proposti dal famoso “Capitano” della pubblicità. Buone pedalate estive.


venerdì 16 giugno 2017

LATTUGA CALMANTE




Il lattice (detto anche lattucario) che fuoriesce dalla radice di una pianta di lattuga colta da poco tempo è una sostanza non dannosa, presente anche nelle piante giovani e che contiene principi dotati di una blanda proprietà sedativa, ipnotica e calmante della tosse.
Che la lattuga sia un vegetale “calmante” è, d’altra parte, noto da secoli: i seguaci del filosofo e matematico Pitagora (vissuto nel 6° secolo a.C.) ritenevano la lattuga "la pianta degli eunuchi".

giovedì 8 giugno 2017

IL FEGATO PER 65+ A VERONA


Incontro sulla relazione tra fegato e primavera. con il Dott. Paolo Pigozzi. E' una iniziativa di Spazio 65+, un progetto della Cooperativa Aribandus. Giovedi 8 giugno ore 10. A Verona in Via Morelli 17.
Info: 045564362/3383664111; info@spazio65plus.it

PROSSIMO INCONTRO:
Le virtù della frutta e verdura di stagione.
Con il dott. Pigozzi il 15 giugno 2017 ore 10. 

lunedì 29 maggio 2017

PREPARARE IN CASA IL LATTE DI RISO




La preparazione casalinga della bevanda usualmente definita come “latte” vegetale (di riso, mandorle, soia, ecc.) è un procedimento abbastanza semplice.
In linea di massima, si tratta di far bollire o macerare il seme (preferibilmente macinato) in una abbondante quantità di acqua. Alla fine di questo processo (che estrae dal seme carboidrati, proteine, grassi, sali minerali e minime quantità di fibre) si filtra il tutto e la bevanda è pronta da gustare. Qualche volta le esigenze personali suggeriscono di dolcificare con piccole quantità di miele o di malto, ma in molti casi queste bevande sono già gradevoli al naturale.
Ecco alcune indicazioni utili per ottenere tre prodotti specifici.

·         Latte di riso: 100 g di riso integrale per litro d’acqua. Sciacquate brevemente il riso in acqua fresca, scolatelo, aggiungete l’acqua e un pizzico di sale. Fate sobbollire a pentola coperta per 2 ore. Filtrate con un colino. In alternativa potete mettere il riso, l’acqua e il sale (nelle stesse proporzioni) in una pentola a pressione e far fischiare per un’ora e mezza. Filtrate come sopra.
·         Latte di soia: lavate i fagioli di soia gialla e metteteli in ammollo in abbondante acqua per almeno dodici ore, poi sciacquateli nuovamente e scolateli. Frullateli aggiungendo gradatamente la quantità d’acqua necessaria per ottenere un liquido uniforme e piuttosto denso. Fate bollire questo liquido a fuoco basso per circa 20 minuti, mescolando ogni tanto. Filtrate attraverso un colino o una garza.
·         Latte di mandorle: 300 g di mandorle sgusciate per litro d’acqua. Lasciate le mandorle in un po’ d’acqua calda per 15 minuti per togliere la pellicina. Mettetele poi in un frullatore assieme ad 800 g di acqua calda e frullate fino ad ottenere un liquido denso bianco e polposo. Passate il tutto al colino, mettete da parte il liquido ottenuto e frullate nuovamente la polpa rimasta con 200 g d’acqua calda. Filtrate anche questo liquido e aggiungetelo al primo.

Queste bevande vanno sempre conservate in frigorifero (al massimo per 3-4 giorni) in recipienti chiusi. Vanno altresì agitate prima di consumarle. Si possono tranquillamente miscelare tra loro, in funzione del gusto personale.

venerdì 19 maggio 2017

CRUDO E COTTO


L’arrivo del caldo porta con sé la necessità di aggiustare la composizione della dieta in modo che la razione giornaliera possa adattarsi alle esigenze dell’organismo. Esigenze che cambiano in funzione del mutare della stagione.
Non è difficile capire in che direzione muoversi: la natura lo suggerisce spontaneamente, proponendoci in questa stagione una grande quantità di verdure fresche e tenere, ricche di clorofilla e di succhi aromatici, facili da mangiare crude.

Al crudo un posto di primo piano
È un dato di fatto che nella stagione calda il cibo crudo costituisca sovente la quasi totalità di quello che viene consumato nella giornata. Una scelta che è resa un po’ obbligata dalle elevate temperature ambientali. Le quali non solo modificano le esigenze dell’organismo, ma rendono anche poco sopportabile il fuoco dei fornelli o dei forni e non gradita la temperatura elevata degli alimenti cotti. L’abbondanza e la grande varietà dei vegetali di stagione (ricchi soprattutto di acqua, di vitamine, di minerali e poverissimi di calorie) rende i cesti di frutta e le trionfanti insalate miste dei piatti perfetti. Innanzitutto per compensare in modo semplice ed efficace la dispersione di acqua e di minerali provocata dalle elevate temperature ambientali, ma anche per assecondare le minori esigenze energetiche tipiche della stagione calda.
Ad esempio, una colazione che punta su alimenti freschi e crudi (yogurt bianco mescolato con frutta fresca di stagione, eventualmente con l’aggiunta di una piccola porzione di mandorle), può essere l’inizio ideale per una giornata che si prospetti calda e afosa. Anche una buona porzione di verdure crude all’inizio del pranzo e della cena apporta acqua, vitamine, oligoelementi, enzimi e fibre che, in vario modo, agiscono beneficamente sul processo digestivo e sulle reazioni metaboliche di assimilazione, trasformazione e utilizzazione del cibo. Come pure sulla rapida e facile eliminazione delle scorie.


Il cibo cotto ha comunque un suo spazio
D’altra parte, è evidente che non tutti gli alimenti estivi possono essere consumati allo stato crudo. Si pensi ai cereali (pasta, riso, pane, mais) che l’umanità sistematicamente cuoce (o almeno tosta) avendo sperimentato, ormai da diverse migliaia di anni, che questo è il modo migliore per approfittare delle loro qualità nutritive. Non dimentichiamo poi i legumi che, soprattutto se secchi, necessitano di lunghe cotture per migliorarne la digeribilità e per neutralizzare le sostanze antinutrizionali che contengono. Infine, i cibi di origine animale (latte, carne, pesce, uova) che, salvo casi del tutto particolari, andrebbero sempre consumati cotti per facilitarne l’assimilazione e anche per ragioni igieniche.
In ogni caso, nei mesi caldi gli alimenti cotti andrebbero sempre accompagnati con cibi crudi. I piatti di pasta, ad esempio, possono essere guarniti con salse preparate senza l’aiuto del fuoco. Condimenti saporiti e interessanti possono essere realizzati a partire dallo schema base del pesto alla genovese: olio crudo, semi oleosi, aglio, erbe aromatiche fresche. Questi condimenti crudi, tra l’altro, si adattano in modo molto flessibile alla disponibilità di ingredienti diversi, sono di eccellente sapore e hanno un valore nutrizionale di tutto rispetto. 
Anche la disponibilità di una centrifuga consente di preparare eccellenti aperitivi tonificanti, digestivi e rimineralizzanti. La combinazione degli ortaggi è limitata solo dalle preferenze personali e dalla fantasia. Ecco alcuni suggerimenti: pomodoro maturo, carota, lattuga; sedano, spinacio, carota; mela, carota, peperone giallo; pomodoro, peperone verde, lattuga.

Le ricette

Ecco due suggerimenti per preparare condimenti crudi per la pasta o per i cereali (riso, orzo, miglio, cuscus, grano saraceno), magari cotti in anticipo e consumati a temperatura ambiente.

Crema di sedano e nocciole con pomodori secchi
Un pugno di foglie di sedano, un pugno di prezzemolo, 30 nocciole sgusciate, 20 olive nere in salamoia, 10 pomodori secchi, uno spicchio d’aglio, olio extra vergine d’oliva, sale

Lavate e asciugate il sedano e il prezzemolo. Metteteli nel frullatore assieme all’aglio tritato, alle nocciole e a qualche cucchiaio d’olio. Frullate a lungo per ottenere una crema. Versate in una ciotola, aggiungete i pomodori tagliati a striscioline e le olive snocciolate e tritate grossolanamente. Aggiungete sale se necessario.

Salsa di mandorle allo zenzero
 100 g di mandorle sgusciate, un pugno di prezzemolo, un cucchiaino di zenzero fresco grattugiato, un cucchiaino di crema di sesamo, 2 cucchiai di salsa di soia, mezzo spicchio d’aglio, olio extra vergine d’oliva

Lavate e asciugate il prezzemolo. Mettete tutti gli ingredienti nel frullatore e ricavatene una crema fluida. Se fosse necessario, aggiungete un cucchiaio dell’acqua di cottura della pasta.

mercoledì 10 maggio 2017

ORZO, CISTITE E ALTRO




L'orzo, per le sue qualità nutrizionali, è stato per millenni il cibo quotidiano per gli antichi Egizi, per i Greci e per le popolazioni dell’Europa continentale. Per la sua facile digeribilità, questo cereale di nobili tradizioni è inoltre da sempre utilizzato nella dieta dei bambini, degli adolescenti, delle nutrici e delle persone ammalate, convalescenti, debilitate e affaticate.
L’orzo veniva consumato soprattutto sotto forma di polente (con verdure e formaggio) e di schiacciate. Infatti la farina d’orzo, non contenendo abbastanza glutine, non consente di ottenere prodotti molto lievitati e per questo, nella panificazione, l’orzo fu integrato o quasi del tutto sostituito dal frumento. Oggi la minestra d’orzo fa parte delle tradizioni gastronomiche tipiche di tutto l’arco alpino.
Silicio e magnesio sono due importanti minerali contenuti nell’orzo. Il primo è indispensabile, tra l’altro, per la tonicità dei tessuti e per la crescita di unghie robuste e di capelli forti ed elastici. Il secondo svolge nell’organismo una attività complessa e la sua carenza può determinare patologie cardiovascolari, ansia, crampi muscolari, cefalea, vertigini, insonnia, asma, stanchezza eccessiva, alterazioni del ciclo mestruale, calcoli renali, osteoporosi, inefficienza del sistema immunitario, ecc.
L’orzo contiene quasi il 10% di fibre. Il che rende ragione della ben nota capacità di questo cereale di regolare l’intestino stitico. Inoltre, una buona metà di queste fibre sono di tipo idrosolubile, in grado di formare nell’intestino un morbido gel che disinfiamma le mucose irritate. Ecco perché l’orzo è il cereale indicato in tutti i casi di colite e in presenza di fermentazioni intestinali eccessive. Queste qualità “rinfrescanti” dell’orzo sono altresì molto utili anche nelle infiammazioni delle vie respiratorie (tracheiti e bronchiti) e dell’apparato urinario (cistiti). A questo proposito, vale la pena di provare questa tisana d’orzo, rinfrescante, disintossicante e diuretica. Fate bollire per 20 minuti in un litro d'acqua un cucchiaio da minestra colmo d'orzo perlato. Lasciate raffreddare e filtrate. Bevete questo decotto a bicchieri durante la giornata.
Le fibre idrosolubili, infine, agiscono nell’intestino modulando l’assimilazione delle sostanze nutritive, con dimostrati effetti positivi sui livelli sanguigni del glucosio, dei trigliceridi e del colesterolo.

sabato 29 aprile 2017

FEGATO E PRIMAVERA




Esiste nel nostro immaginario collettivo e nella medicina tradizionale e popolare una curiosa relazione tra fegato e primavera. Una relazione che rimane ben salda, nonostante i cambiamenti profondi subiti dal nostro stile di vita che, in molti casi, ha perso quasi del tutto il legame con la terra e con i ritmi della natura. Questa tradizione suggerisce che all’inizio della primavera è opportuno stimolare, aiutare e “disintossicare” il fegato per assicurarsi un altro anno di salute.

Quali sono le origini di questa relazione?
Nessuno ha ancora dimostrato scientificamente che esista quella relazione tra fegato e primavera che la tradizione dà invece per certa. Tuttavia, i risultati della capacità di osservazione di chi ci ha preceduto non sono poi così lontani da quello che la moderna fisiologia afferma in relazione al funzionamento del fegato.
La medicina moderna ci dice che il fegato trasforma gli elementi nutrizionali derivati dalla digestione intestinale (materiali grezzi e non ancora utilizzabili come tali dall’organismo) in sostanze più raffinate (aminoacidi, glucosio, trigliceridi, vitamine, ecc.), rendendole finalmente disponibili per tutte le esigenze del corpo. Una attività che è facilmente assimilabile alla capacità della terra, in primavera, di far nascere nuove piante e, attraverso lo scorrere della linfa vitale, di rigenerare la natura finalmente uscita dalla stasi invernale.
Per questo il fegato viene ritenuto un organo da stimolare proprio all’inizio della primavera.

Come aiutare il fegato
Una certa riduzione della quantità di cibo consumato giornalmente si rivela un primo provvedimento efficace per migliorare la funzionalità epatica. D’altra parte, il digiuno è una tecnica terapeutica di antica tradizione e, in varie forme, è proposta anche da diverse religioni (come, ad esempio, nel periodo quaresimale o durante il ramadan) per propiziare un rinnovamento (una nuova primavera) del corpo e dello spirito.
La natura aiuta anche proponendo in questa stagione una varietà di erbe fresche commestibili (tarassaco, cicoria, papavero, silene, ortica, ecc.) e di germogli (luppolo, vitalba, pungitopo, ecc.). Sono tutte piante delle quali vale la pena di approfittare perché ricche di vitamine, sali minerali, oligoelementi, ormoni vegetali e sostanze stimolanti che costituiscono preziose risorse, necessarie al fegato e all’organismo per far “correre” al meglio le reazione metaboliche, innanzitutto quelle di disintossicazione.

Due importanti aiuti naturali: il lievito di birra e il rosmarino
Il lievito è una fonte straordinaria di vitamine (contiene tutto il complesso B e la vitamina E), è ricchissimo di proteine ad alto valore biologico (circa il 50% del peso secco), apporta all'organismo una notevole quantità di minerali e di oligoelementi (calcio, fosforo, potassio, magnesio, ferro, rame, silicio, stagno, alluminio...).
Il lievito è dunque un vero e proprio attivatore del metabolismo, essenziale nel processo di disintossicazione dell’organismo, per stimolarne la vitalità e migliorarne l’adattamento al cambio di stagione. Il lievito si è inoltre dimostrato particolarmente utile nelle steatosi epatiche (quando cioè il fegato contiene un anomalo deposito di grasso). Per la notevole ricchezza in proteine, il lievito deve tuttavia essere escluso dalla dieta di uricemici e gottosi. Le dosi per gli adulti: 6-8 compresse al giorno, durante i pasti. Per i bambini: metà dose.
Il rosmarino, oltre al tradizionale uso gastronomico, può essere impiegato in fitoterapia perché aumenta il flusso biliare ed è quindi utile in caso di insufficienza epatica e quando il fegato è grasso (steatosico). Il rosmarino inoltre favorisce la digestione ed è un buon tonico generale. Potete utilizzarlo in tisana (un cucchiaio di foglie fresche in infusione in una tazza di acqua bollente per 15 minuti; da bere dopo pranzo e dopo cena) oppure sotto forma di estratto idroalcolico (20-25 gocce di Tintura Madre, diluite con un po’ d’acqua tiepida, dopo pranzo e dopo cena) per almeno 30 giorni.