giovedì 8 dicembre 2016

CIBO E RAFFREDDORE A VERONA PER SPAZIO 65+



Nell'ambito dell'iniziativa Spazio 65+ a cura della Cooperativa Sociale Aribandus di Verona, tre incontri riservati agli over 65 con il dott. Paolo Pigozzi.
Martedì 6 dicembre 2016 si è tenuto il primo (A tavola con il diabete e l'ipertensione).

I prossimi incontri con il Dott. Paolo Pigozzi:

MARTEDI 13 DICEMBRE 2016
ORE 16,30-18
"La dieta per il raffreddore e l'influenza"

MARTEDI 20 DICEMBRE 2016
ORE 16,30-18
"I cibi che fanno bene all'intestino e alla digestione (la stitichezza)"

Gli incontri si terranno presso la sede della Cooperativa Aribandus, Via Morelli 17 a Verona (zona Stadio)

Il programma completo qui.

Info: 045564362/3383364111; info@spazio65plus.it
 

domenica 20 novembre 2016

MIRTILLI, FLAVONOIDI E ICTUS





I flavonoidi e i caroteni contenuti nel mirtillo favoriscono la rigenerazione delle superfici interne ed esterne del corpo (mucose e cute) e mantengono l'integrità delle pareti dei vasi sanguigni. Non a caso, gli estratti di mirtillo sono impiegati in terapia da parecchi decenni, specialmente nei confronti di alcuni disturbi degli occhi (retinite pigmentosa, retinopatia diabetica, degenerazione maculare) e per il trattamento e la prevenzione delle vene varicose, delle emorroidi, delle gastriti e delle ulcere dello stomaco.
I flavonoidi hanno inoltre proprietà antinfiammatorie, antiallergiche, antivirali e anticancerogene e sono probabilmente in grado di modulare e di regolare diversi altri aspetti del funzionamento dell'organismo. Stimolano tra l'altro l'attività della vitamina P, un insieme di fattori che potenziano la vitamina C, costituendo un complesso che protegge la struttura dei capillari, impedisce le emorragie e concorre alla prevenzione delle varici. I flavonoidi, inoltre, preservano tutto l'organismo dai danni provocati dai radicali liberi.
Alcuni ricercatori dell’Università del Massachusetts hanno scoperto che i mirtilli sono in grado di ridurre i danni alle cellule cerebrali provocati da un ictus. Le esperienze (per il momento condotte in laboratorio su cellule isolate) hanno dimostrato che la somministrazione di un estratto di mirtillo ha dimezzato il rischio che le cellule cerebrali danneggiate morissero. Secondo gli scienziati, questo risultato (che va comunque confermato con esperienze sull’uomo) fa pensare che i mirtilli potrebbero proteggere il cervello dai danni provocati dall’ictus.

domenica 6 novembre 2016

CAVOLINI DI BRUXELLES E TUMORI




La famiglia botanica delle Crocifere (alla quale appartiene il cavolo di Bruxelles) è oggi tra le più studiate per le notevoli proprietà antitumorali che dimostra di possedere. La scienza moderna conferma dunque la speciale considerazione di cui i cavoli sono fatti oggetto nella tradizione popolare. Il cavolo di Bruxelles contiene diverse sostanze dotate di proprietà anticancro. È noto da tempo che nelle popolazioni che consumano abbondantemente i cavoli l’incidenza del cancro (e soprattutto dei tumori alla mammella, all’intestino e alla prostata) è minore. Le sostanze protettive (ditioltioni, glucosinolati, indoli, isotiocianati, cumarine, fenoli...) agiscono in pratica disintossicando l’organismo ed aiutandolo ad eliminare rapidamente le sostanze tossiche prodotte dal metabolismo o introdotte dall’ambiente. Il cavolo di Bruxelles è inoltre piuttosto ricco di vitamina C: 100 g ne contengono circa 80 mg, una quantità superiore al fabbisogno giornaliero per un adulto (60 mg). È noto che la vitamina C garantisce buona efficienza al sistema immunitario e aiuta a prevenire non solo le banali patologie infettive (raffreddori, sinusiti, influenze...), ma anche le malattie cardiovascolari, i tumori e perfino la cataratta. Il cavolo di Bruxelles contiene anche una buona quantità di acido folico, indispensabile per la produzione dei globuli rossi e per la sintesi di nuove proteine. La sua carenza determina difficoltà nel normale accrescimento dei tessuti organici, con danni soprattutto all’apparato digerente e all’apparato genitale. L’acido folico, inoltre, è essenziale per lo sviluppo del sistema nervoso del feto. Tutte queste preziose proprietà nutrizionali sono conservate integre quando i cavoli sono mangiati crudi (come si può fare con verze e cappucci) oppure leggermente scottati a vapore (è il caso dei cavoli di Bruxelles). È possibilmente da evitare la cottura prolungata in piena acqua che favorisce la dispersione di almeno il 50% delle sostanze protettive più importanti. Infine, ricordiamo che i cavoli (a differenza della quasi totalità degli altri ortaggi) contengono anche una discreta quantità di proteine: in una porzione di cavoli di Bruxelles cotti possiamo anche trovare il 6-7% di proteine vegetali. A titolo di confronto, è utile sapere che in un piatto di riso brillato lessato e condito con olio d’oliva le proteine arrivano a malapena al 2%.

domenica 30 ottobre 2016

I CALCOLI, L'ACQUA, LA DIETA


Negli ultimi anni sono state condotte ricerche cliniche (effettuate cioè su soggetti umani e non su animali) i cui risultati hanno letteralmente capovolto alcuni dei tradizionali consigli che da almeno 50 anni i medici davano ai loro pazienti dopo una colica renale. Per molti decenni, infatti, le prescrizioni d’obbligo per i pazienti portatori di calcoli renali sono sempre state le stesse: bere molto ed evitare gli alimenti e le acque ricche di calcio. Oggi, alla luce di questi studi, i suggerimenti tradizionali andrebbero almeno parzialmente modificati e integrati. Anche perché la formazione dei calcoli nelle vie urinarie si è rivelato un fenomeno più complesso del previsto e influenzato notevolmente dall’insieme delle abitudini alimentari e dallo stile di vita piuttosto che dal semplice eccesso dietetico di calcio.

Bere molto fa bene
Viene in ogni caso confermata la grande utilità preventiva di un abbondante apporto di acqua e di liquidi. Bere a sufficienza è necessario per diluire le urine, per migliorare l’eliminazione renale delle scorie e quindi per ridurre il rischio di formazione dei calcoli. A questo proposito, è opportuno rammentare che lavorare o fare attività sportiva all’aria aperta (specialmente se è richiesto un certo impegno fisico) determina sempre un aumento delle perdite di acqua dall’organismo. Perdite che avvengono sia con la sudorazione sia attraverso l’aumento dell’attività polmonare. L’eliminazione di acqua dall’organismo può arrivare (in condizioni estreme di temperatura e di sforzo) anche a diversi litri al giorno. È ovvio che se l’acqua eliminata non viene in qualche modo reintegrata le urine avranno volume ridotto e diventeranno molto concentrate: due condizioni che favoriscono la formazione di calcoli nell’apparato urinario. Chi tende a formare calcoli nelle vie urinarie non dimentichi dunque mai di bere a sufficienza e/o di consumare qualche frutto fresco, specialmente durante gli sforzi fisici.

L’apporto di calcio e le fibre hanno un effetto protettivo
Sorprendentemente, è risultato da questi studi che l’apporto di calcio con la dieta non aumenta, ma riduce il rischio di formazione di calcoli renali. Anche il potassio (abbondante nella frutta e nei vegetali crudi) protegge dai calcoli. Mentre invece l'assunzione di calcio con integratori alimentari e l’eccesso di proteine animali (carne, formaggi, pesce, uova), di sodio (si trova abbondante negli alimenti conservati, trasformati e precotti) e di zucchero (attenzione ai dolciumi, ai prodotti da forno e alle bevande gasate) possono aumentare il rischio.
Inoltre, un chiaro effetto protettivo è esercitato dagli alimenti ricchi di fibre (come la frutta e le verdure, i cereali integrali e i legumi). Probabilmente il fitato, un componente delle fibre presenti nei vegetali e nei cereali integrali, potrebbe ridurre lo sviluppo di calcoli renali inibendo la formazione di cristalli di ossalato di calcio.
Da ultimo, un fattore di rischio evidente è costituito dall’obesità. Più il corpo si allontana dal peso forma, maggiore risulta l'escrezione renale di calcio, di ossalato e di acido urico, aumentando così il rischio di calcoli renali a base di calcio.

Alcune considerazioni pratiche
Che l’eccessiva presenza di calcio nella dieta faccia aumentare il rischio di formazione di calcoli nelle vie urinarie è una affermazione che oggi non possiamo più ritenere attendibile. È vero, casomai, il contrario: una dieta ricca di calcio previene la formazione dei calcoli renali. Ne deriva che non è assolutamente il caso di essere sospettosi nei confronti delle acque molto calcaree distribuite da diversi acquedotti. Oggi è evidente che il calcio presente nell’acqua potabile fa male solo al ferro da stiro, alla lavatrice e allo scaldabagno elettrico. Le acque minerali minimamente mineralizzate (quelle “leggerissime”, con un residuo fisso inferiore a 50 mg/litro e oggetto di insistenti campagne pubblicitarie) non dovrebbero essere bevute regolarmente, ma solo durante le infiammazioni delle vie urinarie o per aiutare l’eliminazione dei calcoli già formati. Dal punto di vista preventivo sono senz’altro più interessanti le acque minerali ricche di calcio (le “acque calciche” ne contengono almeno 150 mg/litro). La dieta, infine, dovrebbe prevedere un consumo moderato di carne, formaggi e uova e dare più spazio ai cereali integrali e ai vegetali freschi e crudi. Ricordo infine alcuni alimenti particolarmente ricchi di calcio: mandorle, nocciole, fichi secchi, rucola, prezzemolo, radicchi, cavoli.

lunedì 24 ottobre 2016

CELIACHIA E GLUTINE A QUINZANO (VR)

LA CELIACHIA, IL GLUTINE E MOLTO ALTRO A QUINZANO (VR) 

PER AUSER

GIOVEDI 27 OTTOBRE 2016 ORE 15,30
presso
PIAZZA RIGHETTI 2
QUINZANO (VR)
 
con il Dr. Paolo Pigozzi


Info: circolo.quinzano@auser.vr.it

giovedì 20 ottobre 2016

VERDURE E BAMBINI A MONTECCHIO MAGGIORE (VI)


MERCOLEDI 26 OTTOBRE 2016 

ore 20,45

presso 

La Madre Terra

Via Tecchio 93, Montecchio Maggiore (VI)


"CUCINA A COLORI"

Come aiutare i bambini a mangiare frutta e verdura
 

Con il Dr. Paolo Pigozzi - medico chirurgo, nutrizionista, fitoterapeuta e omeopata

Ingresso gratuito

Info: 0444 496507; negoziolamadreterra@ecorinascere.org  

lunedì 17 ottobre 2016

IL RAFFREDDORE SI PREVIENE ANCHE A TAVOLA




L’allontanarsi della bella stagione e l’abbassamento della temperatura, la ripresa a pieno ritmo dell’attività scolastica e lavorativa (con lo stress relativo), l’aumento dell’inquinamento atmosferico soprattutto nelle zone urbane (per il traffico motorizzato e l’accensione dei riscaldamenti domestici) sono tutti fattori che possono giustificare l’incremento delle cosiddette malattie da raffreddamento che, a partire da queste settimane, diventano decisamente più frequenti.
Stiamo parlando ovviamente di raffreddori, ma anche di sinusiti, di mal di gola (laringiti e faringiti), di tonsilliti, di tracheiti fino alle più serie bronchiti e polmoniti. Nei bambini è anche frequente l’interessamento dell’orecchio medio, con otiti catarrali spesso molto dolorose. Da ricordare infine gli episodi febbrili, definiti spesso come “influenzali”.
Al di là del disagio soggettivo che indubbiamente comportano, questi problemi non sono quasi mai gravi (salvo il caso di chi è già in difficoltà per una patologia cronica come, ad esempio, l’insufficienza renale, una cardiopatia, una bronchite cronica oppure semplicemente ha un’età avanzata). Tuttavia una loro frequente ripetizione e, soprattutto, le conseguenze di un sistematico trattamento farmacologico (spesso autoprescritto e talora sovradimensionato rispetto alle effettive necessità) possono incidere negativamente sul benessere e sulla qualità della vita.

Alimentazione e sistema immunitario
L’accento messo sulle cause ambientali non deve tuttavia far passare in secondo piano il fatto che anche lo stile di vita (l’insieme di attività fisica, alimentazione, riposo, emozioni, ecc.) concorre a mantenere alta o, al contrario, a deprimere l’efficienza del sistema immunitario. Altrimenti non ci potremmo spiegare come mai, a parità di condizioni ambientali, solo una parte di coloro che lavorano nello stesso ufficio, che frequentano la stessa classe o che vivono nella stessa famiglia si ammala. Evidentemente in quelli che rimangono sani il sistema difensivo dell’organismo ha funzionato a dovere.
In particolare, è noto da tempo che le abitudini alimentari influiscono in modo preciso anche sul buon funzionamento del sistema immunitario.
Il consumo prevalente di cereali raffinati (che mancano non solo di fibre, ma anche e soprattutto di vitamine, di oligoelementi, di aminoacidi), la scarsità di vegetali freschi e di stagione, l’eccesso di proteine e di zucchero, gli additivi presenti in moltissimi alimenti mangiati giornalmente da grandi e piccoli sono tutti elementi che caratterizzano una alimentazione di scarso pregio che non aiuta certo l'efficacia dell'immunità naturale.